2013 bici austria slovenia

una selezione delle foto del viaggio:

http://www.gambaraalcoolica.it/gallery3/index.php/2013-bici-austria-slovenia

Mappa dell’itinerario: https://mapsengine.google.com/map/edit?mid=zgLcv6eaejRY.kZWSOQVPdJuY

Le tappe (giorno – partenza – arrivo):

1 fortezza – rasun
2a – rasun – san candido
2b – san candido – oberdrauburg
3 – oberdrauburg – dobriach
4 – dobriach – villach
5 – villach – kranjska gora
6a – kranjska gora – kobarid
6b – kobarid – tolmin
7 – tolmin – gorizia

cicloturismo: morimondo e naviglio grande, diario di max

Ospito con onore il diario di viaggio di maxtard. L’occasione è la bella gita che abbiamo fatto assieme sul Naviglio Grande

_5233 – 5236: Lunga ed accurata messa a punto dei mezzi alla S. Cristoforo. Ma c’è un limite a tutto ed Alessia dovrà ripiegare sulla bici di cortesia del buon Massimo C.

_5233 – 5236: Lunga ed accurata messa a punto dei mezzi alla S. Cristoforo. Ma c’è un limite a tutto ed Alessia dovrà ripiegare sulla bici di cortesia del buon Massimo C.

_5233 – 5236: Lunga ed accurata messa a punto dei mezzi alla S. Cristoforo. Ma c’è un limite a tutto ed Alessia dovrà ripiegare sulla bici di cortesia del buon Massimo C.

_5237: Si parte!…

_5238, 5241, 5242: … e qualcuno da subito lezioni di stile e di look al resto del gruppo 🙂

_5238, 5241, 5242: … e qualcuno da subito lezioni di stile e di look al resto del gruppo 🙂

_5238, 5241, 5242: … e qualcuno da subito lezioni di stile e di look al resto del gruppo 🙂

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_5245: Sergio sulla sua “naked” con freno a pedale

_5426 – 5252: Sosta rifornimento acqua minerale a Trezzano e prime foto di gruppo

_5426 – 5252: Sosta rifornimento acqua minerale a Trezzano e prime foto di gruppo

_5426 – 5252: Sosta rifornimento acqua minerale a Trezzano e prime foto di gruppo

_5254: Uhm…, sarà inglese o tedesco?

_5256 – 5261 : Tutti fermi ad Abbiategrasso a guardare il funambolo che cammina sulle acque!

_5256 – 5261 : Tutti fermi ad Abbiategrasso a guardare il funambolo che cammina sulle acque!

_5256 – 5261 : Tutti fermi ad Abbiategrasso a guardare il funambolo che cammina sulle acque!

_5256 – 5261 : Tutti fermi ad Abbiategrasso a guardare il funambolo che cammina sulle acque!

_5264 – 5266: Si riparte verso Morimondo e finalmente in mezzo al verde

_5264 – 5266: Si riparte verso Morimondo e finalmente in mezzo al verde

_5264 – 5266: Si riparte verso Morimondo e finalmente in mezzo al verde

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

_5267 – 5283: Sosta “bellezze al bagno” sfidando la corrente ed i batteri del canale

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_5288 – 5338: Sosta al Kiosko: http://www.morimondoinchiosco.it/

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_5292 – 5296: Rane fritte?! Philippa molto probabilmente nella 5295 sta pensando: “yummy!”

_5292 – 5296: Rane fritte?! Philippa molto probabilmente nella 5295 sta pensando: “yummy!”

_5292 – 5296: Rane fritte?! Philippa molto probabilmente nella 5295 sta pensando: “yummy!”

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_5299, 5301: Le ladies provano gli occhiali vintage

_5299, 5301: Le ladies provano gli occhiali vintage

_5299, 5301: Le ladies provano gli occhiali vintage

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_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5317 – 5323: Tomas da lezioni di vernacolo e relativa sboccataggine livornese

_5324 – 5327: Andrea mostra il suo attrezzo

_5324 – 5327: Andrea mostra il suo attrezzo

_5324 – 5327: Andrea mostra il suo attrezzo

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_5337 – 5339: Paola fa pratica da cameriera

_5337 – 5339: Paola fa pratica da cameriera

_5337 – 5339: Paola fa pratica da cameriera

_5340 – 5341: Cary rapito dall’abazia di Morimondo va a comunicare le sue impressioni al gruppo…

_5340 – 5341: Cary rapito dall’abazia di Morimondo va a comunicare le sue impressioni al gruppo…

_5342 – 5344: …che però è più interessato ad avere ragguagli sui calzini

_5342 – 5344: …che però è più interessato ad avere ragguagli sui calzini

_5342 – 5344: …che però è più interessato ad avere ragguagli sui calzini

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_5353: Ultimi saluti con il gruppo ancora al completo prima della divisione tra gli “infaticabili” che giungeranno fino a Turbigo e gli “impegnati” che devono rientrare in città

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5357: Cary Grant in modalità James Bond

_5360 – 5361: Volata quasi finale degli “impegnati”

_5360 – 5361: Volata quasi finale degli “impegnati”

Bernina Passau Praga, cicloturismo, 2009

http://goo.gl/maps/iTM7

ven 14/8/09 – dom 30/8/09
giorno 0, ven 14/8/09
Milano – Varenna (treno)
Rik ed io prendiamo il treno da Centrale verso Varenna per dormire a casa di Paola.
Rik, nottetempo, con gli strumenti del padre di Paola, punte millimetriche del 4.6, aggiusta il portapacchi della sua bici, o meglio, di sua sorella!
Firmiamo il frigo di Paola per testimoniare il passaggio.

Giorno 1
Bernina – Madulain
Varenna, rendevouz con tutti, leghiamo le bici in treno e si parte. A Chiavenna Marisa scende per scalare il Maloja. Noi proseguiamo fino a TIrana, poi col treno svizzero del Bernina. In treno conosciamo un ciclista di endurance che fa gare di 29h alla media di 28km/h !
Scendiamo a Spizio Bernina, in bici fino al passo Bernina, poi discesa. Mi perdo al bivio dopo la prima salita. Ritrovo tutti al ghiacciaio Morteratsch.
Salita a piedi sul ghiacciaio, ovviamente freddo becco.
Campeggiamo a Madulain, le ragazze dormono nelle tipiche botti del campeggio. Pizza a La Punt.
Salutiamo le autoctone che ci rispondono con il tipico saluto svizzero: “Allegra”!

Giorno 2
Madulain – Zernez
Lasciamo le borse al campeggio per la prima salita nella splendida valle Chamues (Chamuera in italiano) con un faticoso sterrato dove perdo il faro anteriore. Lo ritrovera Marisa!
Arrivati al passo, pranziamo al sacco. La discesa dà molte soddisfazioni.
Ci separiamo, Duccio mi trascina verso il treno e poi ai pedali sul passo dell’Albula, quota 2314, foto e spilla commemorative, discesa in tempi record (13′).
Torniamo per un pezzo in treno, recuperate le borse al campeggio cerchiamo di raggiungere gli altri prima del tramonto. Ingaggiamo una gara con dei cicloturisti ex DDR.
Arriviamo in ritardo al campeggiamo a Zernez, qualche muso lungo ad attenderci.

Giorno 3
Zernez – Scuol
Colazione coop.
Attraverso una faticosa salita, passando dai paesini di Sus, Lavin, arriviamo a Guarda, dove io e Rik pranziamo sulla panchina e aprofittiamo per stendere le tende bagnate ad asciugare al sole, con irritazione degli autoctoni.
Facciamo due chiacchere con due ragazze cicloturiste francesi.
Proseguiamo per Scuol, dove campeggiamo in un posto magnifico, oltre al ponte sul fiume, da cui si gode di un bel paesaggio.
Ci rilassiamo alle terme, con sauna e docce scozzesi, per finire con una pizza alle 11!

Giorno 4
Scuol -Martina –  Landek
Ci dividiamo, Duccio, Paola, Elena ed io ci rechiamo ad un castello imperdibile, dopo una salita insormontabile, purtroppo è chiuso.
Ritroviamo gli altri che si sono fermati ad asciugare le tende qualche km dopo
L’ultimo pranzo svizzero lo consumiamo pochi metri prima di Martina, al confine con l’Austria. Rik stupisce tutti con il tagliere della nonna, estratto magicamente dalla borsa di Eta-Beta, affetta salumi e formaggi.
Passiamo dalla splendida valle, molti tunnel della statale.
Arriviamo a Landeck, in Austria, dove un gentile ospite ci accoglie nel suo b&b. Anche la cameriere del ristorante si ferma volentieri a scherzare con noi.
Marisa, dura e pura, dorme in campeggio, sotto un albero di frutta, i cui frutti grandinano sulla tenda di notte.

Giorno 5
Landek – Innsbruk
Partiamo alle 9.30, percorriamo il fiume Inn fino a quando si allarga parecchio, una parte del letto ghiaioso è asciutto. Ne aprofittiamo per scendere a fare la pausa pranzo.
Vediamo parecchie persone che fanno rafting lungo il percorso.
Arrivati ad Innsbruk, fatichiamo un po’ per trovare l’ostello, che è un po’ in periferia. Dobbiamo telefonare e chiedere indicazioni direttamente a loro!
Perdiamo Roberto in giro, ma all’ostello conosciamo Miriam, italiana, che ci fa compagnia durante la visita notturna della città. Per l’occasione lasciamo riposare le biciclette e le gambe e prendiamo autobus e al ritorno il taxi.
Ci corichiamo nella mini stanzina dell’ostello, da 6 persone con letti a castello tripli!

Giorno 6
Innsbruk – Wattens – Schwaz – Kufstein
Partiamo presto, alle 9, una pausa a Wattens, al museo di Swarowsky, dove c’è la famosa fontana all’ingresso.
Altra pausa, per il pranzo, nel cortile della chiesa di Schwaz, Parish Church, con i suoi stupendi portici.
Il pomeriggio prosegue in tranquillità, sulla ciclabile lungo il fiume, forse troppo, tanto che ci distraiamo e avviene quasi un tamponamento tra le nostre bici.
Arrivati a Kufstein, non troviamo posti liberi per tutti nelle locande, nè negli alberghi. Ci dividiamo, Rik, Marisa ed io cerchiamo il campeggio della città, scopriamo però che quello che la nostra guida segnala, in centro, è chiuso da tempo per un crollo. Affrontiamo la salita per cercarne un altro, arriviamo al www.camping-maier.com davanti ad un’ottima trattoria, che ci sfamerà dalle lunghe ore in bici.
Marisa ed io decidiamo qui di iniziare a scrivere la cronaca del viaggio.
Rimaniamo molto impressionati dai Rad bike service point, lungo la strada si trovano dei box di metallo che contengono una attrezzatura molto fornita per eseguire la manutenzione della bici: chiavi, brugole, pompa con compressore, pinze, … In Germania se ne trovano di simili, ma in Austria sono più curate. In italia forse durerebbero 1 ora!

Giorno 7
Kufstein – Wasserburg
Ci svegliamo presto, non ha piovuto ma la tenda è umida.
Alla guest house di ieri sera facciamo una colazione molto abbondante, alla tedesca, ci siamo abituati subito agli affettati la mattina!
Di conseguenza quando torniamo a valle per ritrovarci con gli altri alla stazione siamo in ritardo.
L’Austria batte la svizzera ad ospitalità, cucina e simpatia, ma dopo aver pedalato nelle splendide valli dell’Engadina, la ciclabile lungo questo tratto sull’argine dell’Inn ci sembra un po’ pallosetta. Non migliora molto l’entusiamo avere i cartelli chilometrici sulla ciclabile che ci segnalano la distanza da Passau.
Decidiamo quindi per una deviazione, giungiamo ad una fattoria sperando di recuperare del cibo, ma i fattori sembra che siano momentaneamente assenti. Poco male, a quanto pare hanno una smodata fiducia nel prossimo, il loro negozietto di prodotti biologici e locali (formaggi, yogurt, frutta, pane) è fai-da-te, ovvero, come spiega un cartello, scegliamo, tagliamo, pesiamo, facciamo i conti e mettiamo i soldi nell’apposita cassetta! Chapeau!
Ancora qualche chilometro e trovato uno splendido, ampio, ombreggiato e paludoso argine, ci fermiamo a pranzare.
Troviamo un’altra fattoria deserta, e poi un cimitero, (feldkrinken?) dove poco romanticamente riempiamo le borracce.
Riprendiamo la ciclabile: l’ultimo tratto è tutto sterrato, un bel sentiero saliscendi tra il bosco e il fiume, che si affronta meglio con le mountain bike, dove mi diverto un mondo ma probabilmente danneggio le borse!
Arriviamo a Wasserburg, stupenda città medievale costruita nell’ansa dell’Inn, e in pieno centro Rik si addormenta appoggiato al muro, sfinito. Io e Roberto cerchiamo un ostello, vista l’aria di pioggia imminente il campeggio sembra poco pratico, ma dopo varie telefonate non ne veniamo a capo. Un’ultima telefonata ci fornisce un ostello libero, vado in avanscoperta a verificare, peccato sia alla fine di una salita interminabile e che non vedendolo al primo colpo me la rifaccio due volte!
Alla sera, benchè stravolti, non ce la sentiamo di lasciare inesplorato questo splendido borgo, ci rechiamo quindi in centro a bere birra e mangiare in una locanda molto carina, dove Marisa prende la birra grande (1L !!! ma forse ricordo male 😉
Rik ed io decidiamo di terminare la serata con una sfida in sala giochi, calcetto contro autoctoni, persa causa ganci!

Giorno 8
Wasserburg – Gars – Mühldorf – Marktl – Simbach – Branau
La città dal nome d’acqua porta la pioggia, sia durante la notte, sia al nostro risveglio.
Decidiamo di procedere comunque, indossiamo i kway e proteggiamo le borse con le protezioni antipioggia. Dopo 1 km già ci perdiamo, ad un bivio, io e Rik andiamo verso lo sterrato lungo il fiume, gli altri chissà!
Facciamo circa 20-25 km di pista molto divertente, inzuppandoci d’acqua e di freddo, fermandoci a ripararci in una casupola di legno forse riparo per chi aspetta l’autobus.
Arrivati a Gars, ci ripariamo nel bar / pasticceria della stazione; per scaldarci un po’ due the caldi a testa. Siamo gli unici, tutti gli altri trangugiano birra a volontà. Tergiversiamo nel negozio di birre attiguio, attendendo che spiova. Nel frattempo ci raggiungono Marisa, Paola ed Elena. Dopo un conteggio delle forze, Rik, Elena ed io decidiamo di prendere una scorciatoia in treno, mentre le altre proseguiranno eroicamente sotto la pioggia.
Risparmiamo circa 25 km e scendiamo a Mühldorf. La pioggia un po’ ci grazia, quindi via verso lo sterrato.
Ci concediamo una pausa in un giardino, forse orto didattico, dove capiamo la differenza tra forma e sostanza con delle bruttissime ma succose mele che diventano la nostra merenda.
La tappa successiva, tra una leggera pioggerella sopportabile, è a Marktl, città natale e museo del Papa Benedetto XVI, dove troviamo la casa del Papa, la birra del Papa, il museo, … e il fratello del Papa (così dice) che ci avvisa che le nostre amiche sono appena arrivate e sono al bar: ora, come fa a saperlo? o i poteri mistici si tramandano per fratellanza, oppure siamo tra i pochi cicloturisti della giornata!
Finalmente un po’ di strada asfaltata, la seguiamo fino a Simbach, dove le bici vengono premiate con una doverosa lavata all’autolavaggio, con la canna ad alta pressione.
Al telefono prenotiamo il vicino ostello, a Branau. Scopriamo che nelle altre stagioni è una scuola, invece d’estate oltre che ostello è anche centro sportivo, dove molte squadre di pallavolo femminili sono in ritiro!
Torniamo in centro a Branau per la cena, vediamo quella che probabilmente è la casa natale di Hitler, lo capiamo dal monumento all’olocausto posto davanti.
Come gran finale, Rik mi trascina di nuovo a Simbach, troviamo una festa di paese con musica rock dal vivo, birra buona, e un gruppo di ragazze che festeggiano l’addio al nubilato. Che volere di più?

Giorno 9
Branau – Schärding – Passau
La mattina scorre veloce lungo questo tratto ampio del fiume, possiamo scegliere di percorrere la sponda austriaca o tedesca, la ciclabile è ben segnata da entrami i lati.
La fame si fa sentire, non vediamo l’ora di arrivare alla tappa prefissata per il pranzo, Schärding. La cittadina si trova al di là del fiume, oltre al ponte, si intravede la rocca sulla quale è stata fondata.
Ci rilassiamo passeggiando per le vie del centro e per l’ampia e colorata piazza con le case strette e multicolori, dove si tiene il mercato dell’antiquariato. Mangiamo al parchetto e assaporiamo delle birre della fabbrica datata 1590.
Risolviamo la riparazione della camera d’aria della bici di Marisa all’attrezzatissimo punto di riparazione bici, che ha tanto di distributore automatico di camere d’aria e accessori vari!
Riprendiamo le bici e attraversiamo un tratto paludoso, dove ci sono le torrette per il birdwatching.
Più avanti su delle falesie troviamo i free-climbers che si esercitano.
Ormai siamo quasi arrivati alla meta, l’euforia inizia a farsi sentire, facciamo gli scemi ad un parchetto, sui giochi dei bambini, scattiamo qualche foto sulle auto giocattolo.
La vista dei cartelli con la scritta “Passau” ci dà forza e sorrisi. Percorriamo l’ultimo tratto del lungofiume che porta alla confluenza dell’Inn nel Danubio con passo solenne, cantando e girando dei vide di ricordo.
All’arrivo tratteniamo un attimo il fiato ammirando lo spettacolo dei due fiumi che si abbracciano, si toccano, ma le cui acque non si mischiano se non dopo qualche chilometro, i loro colori uno più marrone l’altro più azzurro mantengono una netta linea di separazione, che poi si confonde all’orizzonte.
Ci scateniamo in foto e riti scaramantici, Cits bacia terra, qualcuno rischia di cadere con le bici in acqua, aggiungiamo una strofa alla canzone per commemorare l’evento.
I km sono 66.64 oggi, quasi 600 in totale.
Ora iniziamo a guardarci intorno. Da qui si vede bene il castello che domina la sponda sinistra, dentro il quale sta l’ostello. La posizione è magnifica, non vediamo l’ora di ammirare la vista da lassù.
Scatta l’ultima tappa, con salita del 22%, più 5 piani a piedi nella torre del castello, dov’è la nostra camera!
Festeggiamo con una cena in uno dei pochi locali aperti la domenica sera. Anche il locale che una delle nubilanti mi ha segnalato ieri è chiuso, peccato! Decidiamo che al ritorno vogliamo evitarci di rifare la salita, quindi cerchiamo di telefonare ad un taxi, parlando poco tedesco e inglese da una cabina a gettoni, altro che web 2.0!
Nell’attesa, ammiriamo il palazzo comunale con indicate le tacche delle alluvioni nei vari secoli, non sapendo ancora che fra neanche un anno avrebbero dovuto aggiungerne una!
Di notte, nell’ostello, facciamo il bucato nella lavatrice a gettoni, per avere finalmente dei vestiti puliti per i giorni a venire.

10, Passau e divisioni, Rohrbach
Rik deve suo malgrado tornare, lo accompagnamo malinconici alla stazione. Una bionda ci dà indicazioni per trovare la stazione, ma la qualità delle indicazioni ci permette di aggiungere una strofa alla nostra versione di “serenità”: chiedi alla bionda sbagliata, e perdi mezza giornata…
Per me è tempo di sistemare un po’ la bici e i bagagli, mi fermo da un validissimo ciclista nel centro, sulla sponda del danubio, che mi sistema il cambio (deragliatore anteriore), la luce, compro i ricambi per i supporti delle borse (che torneranno utili sulle strade sterrate ceche) ed un campanello per fare folklore.
Un’altra sosta al mediamart mi permette di archiviare le troppe foto su una chiavetta usb e liberare la macchina fotografica.
Torno in stazione giusto in tempo per salutare le ragazze che partono per continuare la ciclovacanza da innsbruck verso casa, attraversando il brennero.
Passo un’oretta su internet a consultare le mappe, chattare con mia cugina e il mitico Paolo dalla Scozia. Alla fine ho deciso dove andrò. Da una fornitissima libreria recupero la mappa Bikeline della Moldau Radweg che spiega in dettaglio la strada verso Praga.
Lascio Passau nel primo pomeriggio, per 50 km lungo il Danubio, su una ciclabile che è affollatissima di cicloturisti, famiglie, coppie e solitari, posti di ristoro, punti di riparazione.
Attraverso il fiume (verso sud) su di una barchetta, proprio nel punto dove c’è la famosa ansa fotografata da tutto il mondo http://www.panoramio.com/photo/13616845 . Alla base della salita per il punto panoramico, tra i vari ciclisti, noto due americani che stanno viaggiando su due folding bike fully loaded!
Dopo qualche km ancora in sella, una seconda barca mi riporta sulla sponda nord, da Kobling a OberMuhl.
Una serie di salite per circa 16 km mi porta fino a Rohrbach. Arrivo parecchio stanco ad un alberghetto carino, una cameriera con simpatie per i cicloturisti mi offre una camera scontata a 30 euro, accetto volentieri! A cena, altri suoi conoscenti indovinano che sono italiano dai miei sandali SENZA calzini! 😉

ToBeContinued…

besancon – manosque, giro in bici in francia, alta provenza, giugno 2012

Alla fine abbiamo deciso di andare in Francia. Era iniziato tutto con l’idea di discendere in canoa il fiume Moldava, dal lago Lipno Dam (přehrada Lipno) attraverso Český Krumlov, České Budějovice e più a nord possibile. Le previsioni del tempo pessime ci hanno costretto a cercare mete alternative, tra cui: il Po, sempre in canoa, oppure la sardegna in bici. Con il nostro solito tempismo, lunedì sera scartiamo ogni ipotesi impossibile e restiamo con quella più sensata. La Francia dell’alta provenza ci riserverà ottime sorprese e tanta fatica!
Percorso ideale: da Briancon a Marsiglia, passando per il Verdon e i suoi canyon.

Martedì 12 Giugno 2012
Riccardo mi passa a prendere in auto martedì mattina, smontiamo le bici e le infiliamo nei posti posteriori, subito via verso la val di Susa. A Susa ci fermiamo per pranzare, con il salame che ho portato da Mirandola, e anche un chilo di formaggio grana terremotato (6 mesi di stagionatura) che ci fornirà spesso i grassi necessari per pedalare.
Arrivati a Briancon, lasciamo l’auto in un parcheggio e rimontiamo le bici. Un salto al supermercato per prendere un po’ di viveri e la crema solare, quindi si parte per la prima breve tappa verso sud.
Ci fermeremo verso ora di cena, alle 8, a seconda di quanto stanchi saremo. Questo è il proposito di base della vacanza, non abbiamo stabilito delle mete quotidiane, la mappa dettagliata ancora non l’abbiamo, solo il mio gps con le mappe della Francia: ci rimane quindi da navigare a vista, seguendo il percorso del fiume Durance.
Spesso ho pensato che seguendo un fiume da monte a valle si debba andare in discesa, purtroppo le strade che costeggiano i fiumi non sono sempre pensare per minimizzare la fatica dei ciclisti. Ci troviamo così già nei 30 km del primo giorno ad affrontare 300 m di salite, tanto per scaldarci!
Non c’è una vera e propria ciclabile, percorriamo a tratti la statale, per poi deviare sulla destra verso una strada secondaria con scarso traffico, tra i tornanti.
Passiamo per l’Argentiere, vediamo un po’ di gente che ha appena finito di fare canyoning e/o rafting, intuiamo che ci debbano essere già delle belle vie d’acqua. Un fornito negozio di articoli sportivi ci dà il numero di telefono di un paio di organizzatori di rafting, però non riusciamo ad organizzare una discesa, non c’è disponibilità almeno fino a venerdì, se ne riparlerà nel Verdon.
Arriviamo ad un campeggio su uno splendido laghetto, sotto una rocca, a La Roche de Rame.

lago a La Roche de Rame

Altro giro di salumi e formaggi e un risotto agli asparagi per rinfrancarci, poi dopo un rapido giro per il paesino deserto, ci ripariamo dal freddo dentro il ristorantino in riva al laghetto, a berci un calice di vino guardando una partita dell’europeo.

Mercoledì 13, giorno 2
Dopo una colazione con caffè solubile e biscotti, iniziamo il nostro tour verso il lago di Serre-Poncon. Ci fermiamo per un caffè vero al baretto, una pessima notizia al telefono ci rovina un po’ la giornata. Cerchiamo una strada non trafficata e finiamo in una via di servizio della ferrovia. Ad un certo punto siamo costretti a passare nel tunnel ferroviario, ma dopo un po’ di indecisione, decidiamo che la linea forse è ancora attiva e che prenderci un treno in fronte non ci piace, quindi torniamo indietro verso la statale.

lungo la ferrovia

lungo la ferrovia

Facciamo due chiacchere in mezzo italiano – mezzo francese con un signore anziano che a suo tempo ha macinato parecchia strada in bici, lo salutiamo allegri.
Troviamo una deviazione ciclabile che ci porta ad una splendida vista del lago, sulla strada che costeggia a nord, con la prima salita impegnativa, per poi goderci la discesa e attraversare il ponte verso la sponda sud. Vediamo i kate-surfers e wind-surfers nel lago che si divertono.

lago di Serre-Poncon

lago di Serre-Poncon

Dalla costa sud, a Savines le Lac proseguiamo verso un’altra salita che ci porta al punto panoramico di Le Sauze du Lac, poi un’altra divertente discesa fino all’estremo ovest del lago, da dove si risale sull’altra sponda, verso Saint Vincent, Un’ultimo sforzo ci permette di scollinare e arrivare al campeggo di Saint Jean. La reception è chiusa, ma mentre ci beviamo una birra contrattiamo lo stesso un posto per la notte, fredda e umida. Andiamo a dormire un po’ stanchi, forse per questo motivo non riordiniamo i viveri.
Saranno ormai le 6 del mattino, quando un picchiettio mi sveglia, esco malvolentieri dalla tenda per capire cosa succede e scopro un uccellaccio che sta mangiano i nostri viveri, il salame di Mirandola! Se lo acchiappo mi mangio il volatile con tutte le piume!

 

Giovedì 14, giorno 3
Ci alziamo un po’ infreddoliti e cerchiamo un angolo di sole per scaldarci. Affrontiamo la breve pianura di Seyne fino alla salita per la sella, vogliamo andare nella valle adiacente.
I cartelli per i ciclisti con la pendenza, anche del 13%, non sollevano certo il morale.

Col du Fanget

Scolliniamo al col du Fanget, 1459m, poi arriva il premio: quasi 40 km di discesa, senza toccare i pedali quasi fino a Dignes.
Attraversiamo un canyon stupendo, la valle si chiama “la vallee du Bes” (Bes presumo sia il fiume che vi scorre).
La strada si snoda tra gli stretti passaggi nella gola del fiume, a volte passando in brevi gallerie, sotto dei tetti di roccia, tra le montagne di origine metamorfica che mostrano le loro incredibili incurvature. Ad un attento esame si potrebbero notare altre meraviglie (questa zona è riserva geologica ). L’aspetto ricorda la strada panoramica di Tremosine, sul lago di Garda, oppure quella per Selvino (BG).

la vallee du Bes

Arriviamo a Dignes les Bains , capoluogo della provincia dell’alta provenza. Solo una breve sosta, nel centro alberato, poi una breve passeggiata per questa cittadina che ricorda un po’ quelle della provincia ligure, per le forme delle case e le strette vie. Proseguendo, passiamo per il bellissimo lido artificiale che è stato costruito accanto al fiume; peccato averlo visto tardi, avremmo gradito molto volentieri un bel bagno rinfrescante!
Finita la lunga discesa, ricominciamo a pedalare un po’ più seriamente, il punto più basso è a 540 m, a fine serata arriveremo a 1000 per poi riscendere!
Dopo le meraviglie del canyon precedente, la giornata ci sembra molto meno ricca di emozioni. Per carità, la campagna è bellissima, ma niente di paragonabile alle viste precedenti. Fatichiamo sotto il solleone del pomeriggio, fino a Moriez, dove sotto un platano ci rifocilliamo con le ultime brioches prima della salita finale, che ci porterà finalmente a vedere il lago del verdon, Lac de Castillion, dalla sua località più a nord, Saint Andrè les Alpes.
La fatica si fa sentire, invece di un campeggio ci attira molto di più la chambre d’hotes (b&b) che sembra chiamarci come le sirene i marinai.

chambre d’hotes, Saint Andrè les Alpes

Sarà un’ottima scelta, signori simpatici, posto molto curato, un giardino con le mangiatoie per gli uccelli e i roseti, con colazione a 25€ a testa! Quasi come il campeggio! La signora in una lingua franca (mai parola fu così appropriata) ci consiglia di cenare nel bar centrale, che si rivela frequentato sia dagli avventori di paese sia dai pochi turisti inglesi, qui probabilmente per lo sport del luogo, il parapendio, di cui il paese ospita i mondiali 2012.

Venerdì 15, giorno 4
Dormire in un letto fa un gran bene ogni tanto! Ci svegliamo riposati e la colazione abbondante dei nostri ospiti ci mette di buon umore. Salutiamo la gentile coppia e ci prepariamo alla tappa del Verdon.
Percorriamo le sponde del Lac de Castillion, bacino artificiale formato dalla diga ominima, che alimenta il Verdon e anche d’estate, grazie all’apertura periodica delle chiuse, permette varie attività acquatiche, canyoning, rafting ecc. Incontriamo sul percorso vari studiosi o appassionati di geologia, con i martelletti e quaderni, in questa che è riserva geologica.

Lac de Castillion

Alla diga, parliamo con una coppia olandese che è in vacanza per due settimane, camper e bici al seguito. Foto di rito sulla diga e sulle acque color smeraldo del lago. Ci sono stato l’ultima volta nel 1997 ma mi sembra ieri.
Arriviamo in discesa fino alla splendida cittadina di Castellane, anche questa nei miei ricordi, dove ci rinfreschiamo con una birra, della frutta e dei panini. Veloce riposino nel parco sotto la rocca (dolmen of Pierres Blanches) e si riparte alla volta del Verdon.

Castellane

Costeggiamo per un po’ il fiume, fino a dove la strada si biforca, dobbiamo scegliere tra il lato destro (nord) e quello sinistro (sud). Durante una veloce sosta per rinfrescare i piedi nel fiume, decidiamo di andare verso sinistra.
Ci allontaniamo allora un po’ dal fiume e andiamo verso Trigance, paese medioevale su di una rocca. Qui inizia una impegnativa salita che ci porta dal livello più basso di oggi, circa 650m, a 1027m. Vediamo finalmente il cartello “gorges du verdon”.
Da qui inizia il paesaggio più bello della vacanza.

Trigance

La discesa verso le gorges è caratterizzata dalla vista sullo spettacolare canyon, il fiume scorre circa 700 m sotto di noi, alcuni dei punti panoramici sono tra i più fotografati della zona dell’alta provenza, la terrazza panoramica sul gomito del verdon, il ponte ad arco, difficile per chi soffre di vertigini, le terrazze in galleria.

pont de Chaulière

galleria

verdon

Incontriamo un cicloturista tedesco di Erding (Monaco), Martin, che con la sua tecnicissima bici ha quasi finito la sua vacanza di 3 settimane dall’atlantico al mediterraneo. Ci annuncia che ci toccano ancora 300m di salita (saranno quasi 500, da 800 a 1274m di quota) prima di arrivare alla discesa per il lago artificial Sainte-Croix-du-Verdon (Lac de Sainte-Croix).
Arriviamo molto provati al campeggio “camping de l’aigle“, dove dopo cena io provo a distinguere le costellazioni in una stellata da sogno, mentre rik si abbiocca pesantemente !

Sabato 16, giorno 5
Ci svegliamo riposati dalla notte in tenda, il clima mite stavolta ci permette di dormire di gusto. Prendiamo un caffè al bar del campeggio, dove conosciamo una turista francese che ci chiede consigli sulle camminate del Verdon, la coraggiosa vuole andarci in solitario!
Partiamo ma subito ci fermiamo al paese di Aiguines a prendere dei croissant. Proseguiamo in discesa verso le rive del lago de Sainte-Croix, fino alla foce del verdon, che è davvero splendida. Dal ponte sul fiume, ammiriamo le sue acque smeraldo e una vista spettacolare sulla parte finale del canyon.
La salita successiva sarà abbastanza impegnativa, non tanto lunga come dislivello ma con pendenze anche del 13%. Intervalliamo la fatica con una sosta al paese di Moustiers Sainte Marie, che è un bellissimo borgo medievale, oggi che è sabato è preso d’assalto dai turisti. Le sue vie mi ricordano un po’ i paesi del lago di garda, soprattutto Malcesine. Consiglio vivamente una visita al borgo!

Moustiers Sainte-Marie

Tornati in sella, scolliniamo, incrociando altri cicloturisti fully loaded. Il viaggio scorre poi attraverso i campi di lavanda, di papaveri e di grano, con i loro profumi e i colori viola rosso e oro che sono caratteristici della alta provenza. Negli occhi abbiamo ancora i ricordi del verdon, non godiamo appieno della bellezza che ci si para davanti.
Una veloce sosta pranzo al borgo di origine romana di Riez, con la sua caratteristica pianta a croce e le mura, e poi un’altra per una birra e una puciata di piedi rinfrescante nella fontana di Allemagne en Provence.

Allemagne en Provence

Sempre circondati dai campi in fiore, giungiamo alla fine della valle, per girare in direzione nord ovest verso Manosque, che è il punto più comodo per prendere il treno per tornare a Briancon. Arriviamo verso le 18 al campeggio municipale della città, e lasciamo le bici per una passeggiata nel centro. Inaspettatamente, la città si rivela molto bella, un altro borgo medievale con le mura e le porte dell’epoca, anche se alcune sono ricostruite in epoca recente. Le sue piazzette e strade strette ricordano un po’ le città marocchine o il centro di genova. Ceniamo in un ristorantino di una donna algerina che ci cucina un ottimo cous-cous, poi una birra di festeggiamento nella brasserie del centro dove tutti fanno baldoria. Davvero un gioiellino di città, peccato per il parcheggio selvaggio!

All good things come to an end, diceva il proverbio, forse per questo sono più belle, devo dire che questo giro improvvisato si è rivelato molto gradevole, faticoso ma mi ha lasciato sensazioni che voglio ricordare a lungo. Grazie all’amico di avventure Rik, sempre disponibile alle zingarate e fido compagno di viaggi!
Alla prossima!

Manosque stazione

 

selezione delle foto: http://www.gambaraalcoolica.it/gallery3/index.php/Bici-Francia-e-Verdon-2012

tracciato dettagliato, dal gps: http://goo.gl/maps/nGXG

gita di pasqua, in bici in svizzera, verso lucerna, basilea, reno

non mi spiego come mai i percorsi lungo i fiumi siano sempre in salita…

le previsioni del tempo hanno influenzato le scelte per il weekend lungo, e siccome in Svizzera davano tempo migliore che in Italia, dopo opera di convincimento verso il compagno di avventure Riccardo, sono partito con lui alla volta di Lucerna.

percorso completo http://maps.google.com/maps/ms?msa=0&msid=210426799281175871546.0004afe85ca62044861d8

sabato 23/5/2011

percorso: http://goo.gl/maps/dxMT

Arriviamo al S.Gottardo, fila pazzesca all’imbocco del tunnel, decidiamo che visto il bel tempo è l’ideale partire da qui. Pacheggiamo l’auto subito dopo il tunnel, a Erstfeld che è la prima fermata del treno attiva (in svizzera c’è la ferrovia quasi ovunque, ma in molti posti il treno non effettua più servizio).

Da lì montiamo le bici e le borse, e partiamo per la prima tappa verso Lucerna.

Prima del lago passiamo da Altdorf, la cittadina dove Guglielmo Tell ha dato inizio all’indipendenza della Svizzera scoccando la sua freccia.

Arriviamo poi al lago, anche detto lago dei quattro cantoni. Il lago è meraviglioso, costeggiamo il lato est che nel suo primo tratto, fino a Brunne, ricorda molto il nord del lago di Garda, anche per le gallerie (senza rischiare di morire come sulla gardesana e le sue gallerie!).

Siccome l’unico albergo aperto nel paese sperduto sul lago era di lusso, 185 CHF a notte, optiamo per il comodo campeggio di Merlischachen, proprio sul lago,  gestito da uno dei pochi svizzeri simpatici (il conteggio finale dice: 3 svizzeri simpatici + 1 un po’ troppo  invadente alla stazione  🙂  )

Lucerna: stupenda città, secondo me la più bella della Svizzera, da punto di vista estetico: molti monumenti antichi, spicca il famoso ponte e anche i palazzi moderni non stonano, come ad esempio il nuovo monumentale palazzo (delle esposizioni?) sul porto. Strane abitudini sociali, si beve lungo il lago, con liquori e birre portate da casa, ma sabato alle 11 a letto!

domenica 24/5/2011, Pasqua

percorso: http://goo.gl/maps/0Ydv

verso Basilea, tappone da 120 km.

Al mattino tempo bruttino, di notte ha piovuto varie volte e in tenda faceva freddino. Io me la sono cavata bene, supervestito e nel sacco a pelo (estivo), Riccardo, che non l’ha portato, si è avvolto nei teli che aveva, svegliandosi infreddolito.

Non c’è il sole, quindi tergiversiamo un po’ cercando un posto dove fare colazione, ma è tutto chiuso, è Pasqua. Poco distante un market del benzinaio è aperto e qui troviamo di tutto per la colazione e ci riforniamo anche per il pranzo.

Mattina: Lucerna, visita veloce da fuori al museo dei trasporti (ingresso caro, 28 CHF, e soprattutto non abbiamo molto tempo, Basilea ci aspetta). Stupendo.

Tardo pomeriggio,  arriviamo ad Aarau (la capitale del Cantone Argau). Subito dopo, quasi a fine percorso, già circa 90 km fatti, ci coglie un’indecisione: se fare la super salita da Aarau (384m) a  Shafmatt (810m) che sale in appena 4 km. La facciamo, ma a fine giornata e con le borse la fatica si fa sentire. Una birra alla fine della discesa ci rappacifica col mondo. Arriviamo a Basilea giusto per il tramonto, alle 20 circa, e cerchiamo l’ostello dove si dorme: YMCA (sì quello della canzone) !!!

Basilea: molto mitteleuropea, molto ordinata, seppure è una città di confine (3 confini) e importante porto commerciale (col battello sul reno, le merci viaggiano da e per Rotterdam)

lunedì 25/5/2011, pasquetta

percorso: http://goo.gl/maps/O4De

Dal centro di Basilea, attraversiamo il fiume Reno, in direzione del versante tedesco, dove c’è una ciclabile che costeggia meglio il fiume rispetto a quella svizzera. A darci indicazioni una signora che racconta di aver pedalato anche lungo tutto il ticino fino alla foce del Po! Costeggiamo i margini della foresta nera, fino a Stein.

Treno da Stein fino a Zurigo: in attesa della coincidenza, rapido sguardo alla città, molto viva e moolto più monumentale, tantissima folla, gente vivace che passeggiava sulla rive del lago facendo grigliate e picnic, prendendo il sole, etc.  Sembrava un po’ l’italia

Arrivo a Erstfeld, smontiamo le bici e le sistemiamo nell’auto, che ci fa la sorpresa di non partire. Abbiamo lasciato la lucina di servizio accesa, e ora ci tocca (mi tocca, Riccardo sta alla giuda) pure spingere!

Cibo: c’erano dei buoni wurstel con salsa di cipolle (basilea) e rosti (un po’ ovunque, una specie di frittata con patate)

Nota dolente sono i costi:  2x o 3x rispetto all’italia (pizza 20 chf, il kebab 8, treno 150 km 50 chf, albergo fuori scala)

foto (di riccardo)

link alle piste ciclabili svizzere, ciclabile nazionale numero 3, da sud a nord, con cartografia e altimetria: http://www.veloland.ch/it/routen_detail.cfm?id=20813

 

ps: ne aprofitto per segnalare le peggiori piste ciclabili: http://bicisnob.wordpress.com/2011/04/24/la-ciclabile-piu-corta-del-mondo/

 

cits bike tour, giorno 4, Ossuccio Corsico, 82 Km

Giovedì 31 Luglio 2008
percorso: http://tinyurl.com/viaggiog4

L’ultima tappa è la più lunga. Ormai le giunture sono allenate alle ore in sella, le gambe non temono più le salite, sanno che piano, ma si sale. I rumori e i dolori della bici mi sono noti, so quando posso sforzare, e quando invece rischio di spaccare o far saltare la catena. Comunque rimane sempre l’alternativa di prendere il treno, e finire comodamente il viaggio aggirando le ultime sudate.
Parto presto la mattina, dopo essermi alzato con Bets & family e aver fatto colazione con loro (grazie ancora!).
La statale Regina è un vero disastro di traffico, molti gli autobus che si incrociano e che creano intoppi quasi insuperabili anche in bici, ma la vecchia e decisamente meno trafficata “vecchia Regina” mi aspetta, per regalarmi un fantastico panorama del lago.
Devio prima della prima galleria verso il basso, e arrivo sul lungolago. La vista e il traffico decisamente migliorano. Si alternano splendide ville con giardini profumati di pini e fiori, ponti che scavalcano la strada per raccordare le due ale delle immense ville, gettonate da miliardari e star di hollywood. A proposito, Laglio: mi colpisce per la sua sobrietà, poche vie, qualche negozietto, ma niente di turistico, molto ordinato e pulito.
Il lago scorre piacevole, curva dopo curva, salita dopo discesa, e in poco tempo finisce: peccato, avrei fatto volentieri un’altra mezza giornata su queste sponde, piuttosto che cacciarmi nella calura e nel traffico di Como.
Ecco, arrivando a Como capisco che i guidatori comaschi non ci tengono molto alla vita del prossimo: il passaggio attraverso la città mi conduce verso la salitona in zona Camerlata. Questo è stato il momento in cui ho avuto più paura di finire arrotato dalle auto, che mi sfioravano con un’incredibile confidenza il braccio sinistro.
Il diavoletto tentatore allora, dalla spalla, mi suggerisce di prendere il treno ed evitarmi altre paturnie. La stazione è alla mia destra, potrei salire sul treno e tornare indenne a Milano. Ma ormai la forza di volontà è forgiata, l’esperienza va completata col ritorno a casa, il momento più temuto e desiderato di ogni viaggio. Il diavoletto svanisce nella sua zaffata di zolfo, per l’occasione esalata da un camion (direttiva UE euro meno 100) che millimetricamente mi riporta alla realtà.
Incredibilmente riesco a passare indenne anche questo circo moderno, e procedo verso la brianza.

I falsipiani (si chiamano così anche in discesa) mi rilassano un po’, ma devo dire che ormai anche le salite non sono più l’ostacolo maggiore. Neanche il sole, e il caldo, mi piegano più di tanto. Inizio a capire l’amore dei ciclisti per le giornate di solleone: in effetti pedalando, una leggera brezza rinfresca l’andatura. Forse l’ostacolo maggiore sono fame e sete, che cerco di placare con una barretta energetica e bevande saline o acqua, alternando.
Verso Cermenate arrivo ad un ponte, che i buoni brianzoli hanno arricchito con le più svariate indicazioni, tranne quella di inizio superstrada. Dato che l’unica direzione plausibile era dritto, dritto andai. Peccato che la strada inizi a scendere lentamente, per portarmi ad una superstrada in trincea, due carreggiate e due corsie per senso di marcia, senza più possibilità di uscirne!
Persino gli operai del cantiere mi avvertono (“ehi capo qui non puoi andare” ma detta in dialetto) che me ne devo fuggire, ma a meno di scavare una via di fuga attraverso la trincea, mi tocca andare avanti fino alla prossima uscita incrociando le dita. Devo dire che, nonostante il pericolo, farsi la superstrada in bici è un’esperienza figa, avevo raggiunto velocità notevoli, asfalto perfetto, e zero traffico (per fortuna).
Finalmente finisce la trincea, e scappo fuori da un’interruzione nel guard rail, per finire a Barlassina, dove riprendo la più adeguata statale.
La fame e i camion appostati davanti, mi impongono una tappa in una scrausissima pizzeria a bordo strada. Il pizzaiolo africano ribattezatosi Gino per favorire l’integrazione, non smentisce la fiducia che i molti camionisti gli hanno dato, e prepara una pizza che, saranno le 4 ore di pedalata, mi sembra ottima.
L’ultimo tratto di Nazionale dei Giovi scorre via stanca e assolata, ma piacevole. Il rientro a Milano mi attende, attraverso la Bovisa, le sue fontane, i parchi, e finalmente la doccia di casa.

Mi è piaciuto questo giro. Le gambe e il fiato hanno retto. L’esperienza è stata positiva, e da ripetere.
Uno dei motivi per cui ho voluto fare questo giro è che ritengo che il viaggio in sè sia importante, e non solo la meta, quindi non solo “alzarsi presto per arrivare prima, tirare in macchina”
Ma piuttosto assaporare gli odori e le sensazioni della strada, alla ricerca del passo, della pedalata che ti permette di goderti il paesaggio, e la vacanza, e il vento in faccia.
Se riuscirò, prossimamente mi piacerebbe organizzare qualche viaggio a tappe, magari in francia, o germania, con tenda e qualche attrezzatura da campeggio che mi permetta maggiore libertà di scelta dell’itinerario. L’ideale sarebbe distribuirsi il carico tra due o più persone. Lettore, sei invitato.
Cits

tutte le tappe:
1 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt1/
2 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt2/
3 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt3/
4 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt4/

cits bike tour, giorno 3, Canzo Ossuccio, 21 + 6 Km

la tappa lacustre si prospetta facile, le uniche insidie sono la prima salita verso Asso, e la Valbrona che è in leggera salita. Poi mi aspetta la discesona verso Onno, il paese dei pescatori, e il lungolago fino a Bellagio.

Assediato dai turisti, nuovi amanti del lago, forse per le atmosfere a tratti cupe delle acque e le meraviglie naturali, il paese è carino, ma mi aspettavo qualcosa di ineguagliabile. Di certo la vista su questa biforcazione del Lario, visibile dal battello, è notevole.
foto: http://www.gambaraalcoolica.it/cms/?q=gallery/947

Sul traghetto per Menaggio (in realtà Cadenabbia) si trovano harley-isti, cicloturisti, e meno sportive se non di nome spider Porsche e Lotus.

L’arrivo ad Ossuccio e doppio pranzo + cena dal Bets mi accolgono all’arrivo. Neanche a farlo apposta, approdo proprio il giorno del compleanno (2 anni) del piccolo Bets, Alessandro. Auguri!

itinerario:
http://tinyurl.com/5ld2rm
http://tinyurl.com/68khng

tutte le tappe:
1 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt1/
2 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt2/
3 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt3/
4 http://www.gambaraalcoolica.it/wp/2008/09/03/cbt4/

cits bike tour, giorno 2, Cremnago – Canzo, km 19

Incredibilmente, la catena della bici ha retto. Nonostante gli scricchiolii di tanto in tanto, quando ci metto un po’ più di forza, ha retto. Il ciclista mi ha consigliato di cambiare il gruppo catena e corona, verso fine estate. Mi auguro di non aver accorciato troppo la vita del pezzo, con questa escursione. Gli ultimi 50 metri di salita per arrivare a casa dei miei, di vera salita, li ho fatti portando la bici a mano, e non solo perchè non riuscivo proprio a procedere, è che anche la catena stava segnalando con rantoli vari i suoi ultimi istanti di vita.

percorso: http://tinyurl.com/viaggiog2

Ancora più incredibilmente, le gambe hanno retto, e il culo. Vediamo come se la caveranno con questa seconda tappa.
Mia cugina, preoccupata, mi ha spiegato tutto un itinerario volto a minimizzare le salite, ma tanto alla fine il dislivello da coprire c’è ed è quello, e mi toccherà farlo, prima o poi.
Comunque, seguo le sue indicazioni, che mi portano subito a scendere nella Valsorda da una discesa a rotta di collo, per poi affrontare il tornantone che la guida Miky indicava come il mostro di fine livello, peccato sia all’inizio del videogioco, e di vite ne ho una sola.
Capisco che mia cugina ha bisogno di un po’ più di attività fisica quando arrivo alla “cima” della Valsorda, senza problemi.
Tutti gli altri saliscendi verso Canzo sono divertenti, e il paesaggio, ma soprattutto gli odori di bosco, sono gratificanti.
Peccato mi superino tutti, dalla squadre di ciclisti con divisa e bici, a solitari bikers probabilmente novantenni.
Mi giustifico pensando:
1 non avete le mie borse da 20 kg
2 non avete la mia bici da 20 kg
3 cazzo, sono in vacanza, ci metto quanto voglio per farmi 20 km e poi mi sparo un tuffo nel lago alla faccia vostra! ahah

Riesco ad arrivare da Max che sta ancora dormendo, anche lui se la prende comoda, è in vacanza! Ci aspetta una rilassante gita al lago di Segrino, il più pulito d’europa secondo non so quale rilevamento, e poi una traversata (a nuoto, senza bici 😉 del lago di Montorfano.
http://tinyurl.com/lagosegrino
http://tinyurl.com/lagomontorfano

Grazie a japo per l’ospitalità e per la cena.

tutte le tappe:
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