ciclabile: sturdita numero 1

Ieri notte, verso mezzanotte, solita ciclabile e solita scena dell’auto che percorre indisturbata la pista.

Ma una sorpresa animerà la scena: la sturdita batterà ogni record di stupidità.

La fermo, e chiedo:

cits: “Scusa, ma dove stai andando”?

sturd: “Mi sono accorta tardi che è una ciclabile, stavo cercando di andarmene da Porta Genova, ma non riesco a capire dove si esce.”

(ora, sorvolo sul fatto che la ciclabile ha sì la linea di mezzeria, ma al massimo puo’ essere confusa in strada per automobiline a pedali)

cits: “Da porta Genova? ma tu arrivi da Corsico e stai andando verso porta Genova!”

sturd: “Si, sono arrivata in fondo, ma siccome ho visto che non portava da nessuna parte, ho girato e sono tornata indietro”

cioè questa si è fatta tutta l’alzaia, la ciclabile verso corsico, la strada verso il ponte di corsico, ad un certo punto ha pensato che le povere fabbriche che sono lì al suo lato ricevessero merci via aereo, via bici, o nave, ma di certo non c’è una strada che ci arriva, e quindi è tornata indietro, sempre sulla ciclabile.

questa per ora le ha battute tutte!

Bernina Passau Praga, cicloturismo, 2009

http://goo.gl/maps/iTM7

ven 14/8/09 – dom 30/8/09
giorno 0, ven 14/8/09
Milano – Varenna (treno)
Rik ed io prendiamo il treno da Centrale verso Varenna per dormire a casa di Paola.
Rik, nottetempo, con gli strumenti del padre di Paola, punte millimetriche del 4.6, aggiusta il portapacchi della sua bici, o meglio, di sua sorella!
Firmiamo il frigo di Paola per testimoniare il passaggio.

Giorno 1
Bernina – Madulain
Varenna, rendevouz con tutti, leghiamo le bici in treno e si parte. A Chiavenna Marisa scende per scalare il Maloja. Noi proseguiamo fino a TIrana, poi col treno svizzero del Bernina. In treno conosciamo un ciclista di endurance che fa gare di 29h alla media di 28km/h !
Scendiamo a Spizio Bernina, in bici fino al passo Bernina, poi discesa. Mi perdo al bivio dopo la prima salita. Ritrovo tutti al ghiacciaio Morteratsch.
Salita a piedi sul ghiacciaio, ovviamente freddo becco.
Campeggiamo a Madulain, le ragazze dormono nelle tipiche botti del campeggio. Pizza a La Punt.
Salutiamo le autoctone che ci rispondono con il tipico saluto svizzero: “Allegra”!

Giorno 2
Madulain – Zernez
Lasciamo le borse al campeggio per la prima salita nella splendida valle Chamues (Chamuera in italiano) con un faticoso sterrato dove perdo il faro anteriore. Lo ritrovera Marisa!
Arrivati al passo, pranziamo al sacco. La discesa dà molte soddisfazioni.
Ci separiamo, Duccio mi trascina verso il treno e poi ai pedali sul passo dell’Albula, quota 2314, foto e spilla commemorative, discesa in tempi record (13′).
Torniamo per un pezzo in treno, recuperate le borse al campeggio cerchiamo di raggiungere gli altri prima del tramonto. Ingaggiamo una gara con dei cicloturisti ex DDR.
Arriviamo in ritardo al campeggiamo a Zernez, qualche muso lungo ad attenderci.

Giorno 3
Zernez – Scuol
Colazione coop.
Attraverso una faticosa salita, passando dai paesini di Sus, Lavin, arriviamo a Guarda, dove io e Rik pranziamo sulla panchina e aprofittiamo per stendere le tende bagnate ad asciugare al sole, con irritazione degli autoctoni.
Facciamo due chiacchere con due ragazze cicloturiste francesi.
Proseguiamo per Scuol, dove campeggiamo in un posto magnifico, oltre al ponte sul fiume, da cui si gode di un bel paesaggio.
Ci rilassiamo alle terme, con sauna e docce scozzesi, per finire con una pizza alle 11!

Giorno 4
Scuol -Martina –  Landek
Ci dividiamo, Duccio, Paola, Elena ed io ci rechiamo ad un castello imperdibile, dopo una salita insormontabile, purtroppo è chiuso.
Ritroviamo gli altri che si sono fermati ad asciugare le tende qualche km dopo
L’ultimo pranzo svizzero lo consumiamo pochi metri prima di Martina, al confine con l’Austria. Rik stupisce tutti con il tagliere della nonna, estratto magicamente dalla borsa di Eta-Beta, affetta salumi e formaggi.
Passiamo dalla splendida valle, molti tunnel della statale.
Arriviamo a Landeck, in Austria, dove un gentile ospite ci accoglie nel suo b&b. Anche la cameriere del ristorante si ferma volentieri a scherzare con noi.
Marisa, dura e pura, dorme in campeggio, sotto un albero di frutta, i cui frutti grandinano sulla tenda di notte.

Giorno 5
Landek – Innsbruk
Partiamo alle 9.30, percorriamo il fiume Inn fino a quando si allarga parecchio, una parte del letto ghiaioso è asciutto. Ne aprofittiamo per scendere a fare la pausa pranzo.
Vediamo parecchie persone che fanno rafting lungo il percorso.
Arrivati ad Innsbruk, fatichiamo un po’ per trovare l’ostello, che è un po’ in periferia. Dobbiamo telefonare e chiedere indicazioni direttamente a loro!
Perdiamo Roberto in giro, ma all’ostello conosciamo Miriam, italiana, che ci fa compagnia durante la visita notturna della città. Per l’occasione lasciamo riposare le biciclette e le gambe e prendiamo autobus e al ritorno il taxi.
Ci corichiamo nella mini stanzina dell’ostello, da 6 persone con letti a castello tripli!

Giorno 6
Innsbruk – Wattens – Schwaz – Kufstein
Partiamo presto, alle 9, una pausa a Wattens, al museo di Swarowsky, dove c’è la famosa fontana all’ingresso.
Altra pausa, per il pranzo, nel cortile della chiesa di Schwaz, Parish Church, con i suoi stupendi portici.
Il pomeriggio prosegue in tranquillità, sulla ciclabile lungo il fiume, forse troppo, tanto che ci distraiamo e avviene quasi un tamponamento tra le nostre bici.
Arrivati a Kufstein, non troviamo posti liberi per tutti nelle locande, nè negli alberghi. Ci dividiamo, Rik, Marisa ed io cerchiamo il campeggio della città, scopriamo però che quello che la nostra guida segnala, in centro, è chiuso da tempo per un crollo. Affrontiamo la salita per cercarne un altro, arriviamo al www.camping-maier.com davanti ad un’ottima trattoria, che ci sfamerà dalle lunghe ore in bici.
Marisa ed io decidiamo qui di iniziare a scrivere la cronaca del viaggio.
Rimaniamo molto impressionati dai Rad bike service point, lungo la strada si trovano dei box di metallo che contengono una attrezzatura molto fornita per eseguire la manutenzione della bici: chiavi, brugole, pompa con compressore, pinze, … In Germania se ne trovano di simili, ma in Austria sono più curate. In italia forse durerebbero 1 ora!

Giorno 7
Kufstein – Wasserburg
Ci svegliamo presto, non ha piovuto ma la tenda è umida.
Alla guest house di ieri sera facciamo una colazione molto abbondante, alla tedesca, ci siamo abituati subito agli affettati la mattina!
Di conseguenza quando torniamo a valle per ritrovarci con gli altri alla stazione siamo in ritardo.
L’Austria batte la svizzera ad ospitalità, cucina e simpatia, ma dopo aver pedalato nelle splendide valli dell’Engadina, la ciclabile lungo questo tratto sull’argine dell’Inn ci sembra un po’ pallosetta. Non migliora molto l’entusiamo avere i cartelli chilometrici sulla ciclabile che ci segnalano la distanza da Passau.
Decidiamo quindi per una deviazione, giungiamo ad una fattoria sperando di recuperare del cibo, ma i fattori sembra che siano momentaneamente assenti. Poco male, a quanto pare hanno una smodata fiducia nel prossimo, il loro negozietto di prodotti biologici e locali (formaggi, yogurt, frutta, pane) è fai-da-te, ovvero, come spiega un cartello, scegliamo, tagliamo, pesiamo, facciamo i conti e mettiamo i soldi nell’apposita cassetta! Chapeau!
Ancora qualche chilometro e trovato uno splendido, ampio, ombreggiato e paludoso argine, ci fermiamo a pranzare.
Troviamo un’altra fattoria deserta, e poi un cimitero, (feldkrinken?) dove poco romanticamente riempiamo le borracce.
Riprendiamo la ciclabile: l’ultimo tratto è tutto sterrato, un bel sentiero saliscendi tra il bosco e il fiume, che si affronta meglio con le mountain bike, dove mi diverto un mondo ma probabilmente danneggio le borse!
Arriviamo a Wasserburg, stupenda città medievale costruita nell’ansa dell’Inn, e in pieno centro Rik si addormenta appoggiato al muro, sfinito. Io e Roberto cerchiamo un ostello, vista l’aria di pioggia imminente il campeggio sembra poco pratico, ma dopo varie telefonate non ne veniamo a capo. Un’ultima telefonata ci fornisce un ostello libero, vado in avanscoperta a verificare, peccato sia alla fine di una salita interminabile e che non vedendolo al primo colpo me la rifaccio due volte!
Alla sera, benchè stravolti, non ce la sentiamo di lasciare inesplorato questo splendido borgo, ci rechiamo quindi in centro a bere birra e mangiare in una locanda molto carina, dove Marisa prende la birra grande (1L !!! ma forse ricordo male 😉
Rik ed io decidiamo di terminare la serata con una sfida in sala giochi, calcetto contro autoctoni, persa causa ganci!

Giorno 8
Wasserburg – Gars – Mühldorf – Marktl – Simbach – Branau
La città dal nome d’acqua porta la pioggia, sia durante la notte, sia al nostro risveglio.
Decidiamo di procedere comunque, indossiamo i kway e proteggiamo le borse con le protezioni antipioggia. Dopo 1 km già ci perdiamo, ad un bivio, io e Rik andiamo verso lo sterrato lungo il fiume, gli altri chissà!
Facciamo circa 20-25 km di pista molto divertente, inzuppandoci d’acqua e di freddo, fermandoci a ripararci in una casupola di legno forse riparo per chi aspetta l’autobus.
Arrivati a Gars, ci ripariamo nel bar / pasticceria della stazione; per scaldarci un po’ due the caldi a testa. Siamo gli unici, tutti gli altri trangugiano birra a volontà. Tergiversiamo nel negozio di birre attiguio, attendendo che spiova. Nel frattempo ci raggiungono Marisa, Paola ed Elena. Dopo un conteggio delle forze, Rik, Elena ed io decidiamo di prendere una scorciatoia in treno, mentre le altre proseguiranno eroicamente sotto la pioggia.
Risparmiamo circa 25 km e scendiamo a Mühldorf. La pioggia un po’ ci grazia, quindi via verso lo sterrato.
Ci concediamo una pausa in un giardino, forse orto didattico, dove capiamo la differenza tra forma e sostanza con delle bruttissime ma succose mele che diventano la nostra merenda.
La tappa successiva, tra una leggera pioggerella sopportabile, è a Marktl, città natale e museo del Papa Benedetto XVI, dove troviamo la casa del Papa, la birra del Papa, il museo, … e il fratello del Papa (così dice) che ci avvisa che le nostre amiche sono appena arrivate e sono al bar: ora, come fa a saperlo? o i poteri mistici si tramandano per fratellanza, oppure siamo tra i pochi cicloturisti della giornata!
Finalmente un po’ di strada asfaltata, la seguiamo fino a Simbach, dove le bici vengono premiate con una doverosa lavata all’autolavaggio, con la canna ad alta pressione.
Al telefono prenotiamo il vicino ostello, a Branau. Scopriamo che nelle altre stagioni è una scuola, invece d’estate oltre che ostello è anche centro sportivo, dove molte squadre di pallavolo femminili sono in ritiro!
Torniamo in centro a Branau per la cena, vediamo quella che probabilmente è la casa natale di Hitler, lo capiamo dal monumento all’olocausto posto davanti.
Come gran finale, Rik mi trascina di nuovo a Simbach, troviamo una festa di paese con musica rock dal vivo, birra buona, e un gruppo di ragazze che festeggiano l’addio al nubilato. Che volere di più?

Giorno 9
Branau – Schärding – Passau
La mattina scorre veloce lungo questo tratto ampio del fiume, possiamo scegliere di percorrere la sponda austriaca o tedesca, la ciclabile è ben segnata da entrami i lati.
La fame si fa sentire, non vediamo l’ora di arrivare alla tappa prefissata per il pranzo, Schärding. La cittadina si trova al di là del fiume, oltre al ponte, si intravede la rocca sulla quale è stata fondata.
Ci rilassiamo passeggiando per le vie del centro e per l’ampia e colorata piazza con le case strette e multicolori, dove si tiene il mercato dell’antiquariato. Mangiamo al parchetto e assaporiamo delle birre della fabbrica datata 1590.
Risolviamo la riparazione della camera d’aria della bici di Marisa all’attrezzatissimo punto di riparazione bici, che ha tanto di distributore automatico di camere d’aria e accessori vari!
Riprendiamo le bici e attraversiamo un tratto paludoso, dove ci sono le torrette per il birdwatching.
Più avanti su delle falesie troviamo i free-climbers che si esercitano.
Ormai siamo quasi arrivati alla meta, l’euforia inizia a farsi sentire, facciamo gli scemi ad un parchetto, sui giochi dei bambini, scattiamo qualche foto sulle auto giocattolo.
La vista dei cartelli con la scritta “Passau” ci dà forza e sorrisi. Percorriamo l’ultimo tratto del lungofiume che porta alla confluenza dell’Inn nel Danubio con passo solenne, cantando e girando dei vide di ricordo.
All’arrivo tratteniamo un attimo il fiato ammirando lo spettacolo dei due fiumi che si abbracciano, si toccano, ma le cui acque non si mischiano se non dopo qualche chilometro, i loro colori uno più marrone l’altro più azzurro mantengono una netta linea di separazione, che poi si confonde all’orizzonte.
Ci scateniamo in foto e riti scaramantici, Cits bacia terra, qualcuno rischia di cadere con le bici in acqua, aggiungiamo una strofa alla canzone per commemorare l’evento.
I km sono 66.64 oggi, quasi 600 in totale.
Ora iniziamo a guardarci intorno. Da qui si vede bene il castello che domina la sponda sinistra, dentro il quale sta l’ostello. La posizione è magnifica, non vediamo l’ora di ammirare la vista da lassù.
Scatta l’ultima tappa, con salita del 22%, più 5 piani a piedi nella torre del castello, dov’è la nostra camera!
Festeggiamo con una cena in uno dei pochi locali aperti la domenica sera. Anche il locale che una delle nubilanti mi ha segnalato ieri è chiuso, peccato! Decidiamo che al ritorno vogliamo evitarci di rifare la salita, quindi cerchiamo di telefonare ad un taxi, parlando poco tedesco e inglese da una cabina a gettoni, altro che web 2.0!
Nell’attesa, ammiriamo il palazzo comunale con indicate le tacche delle alluvioni nei vari secoli, non sapendo ancora che fra neanche un anno avrebbero dovuto aggiungerne una!
Di notte, nell’ostello, facciamo il bucato nella lavatrice a gettoni, per avere finalmente dei vestiti puliti per i giorni a venire.

10, Passau e divisioni, Rohrbach
Rik deve suo malgrado tornare, lo accompagnamo malinconici alla stazione. Una bionda ci dà indicazioni per trovare la stazione, ma la qualità delle indicazioni ci permette di aggiungere una strofa alla nostra versione di “serenità”: chiedi alla bionda sbagliata, e perdi mezza giornata…
Per me è tempo di sistemare un po’ la bici e i bagagli, mi fermo da un validissimo ciclista nel centro, sulla sponda del danubio, che mi sistema il cambio (deragliatore anteriore), la luce, compro i ricambi per i supporti delle borse (che torneranno utili sulle strade sterrate ceche) ed un campanello per fare folklore.
Un’altra sosta al mediamart mi permette di archiviare le troppe foto su una chiavetta usb e liberare la macchina fotografica.
Torno in stazione giusto in tempo per salutare le ragazze che partono per continuare la ciclovacanza da innsbruck verso casa, attraversando il brennero.
Passo un’oretta su internet a consultare le mappe, chattare con mia cugina e il mitico Paolo dalla Scozia. Alla fine ho deciso dove andrò. Da una fornitissima libreria recupero la mappa Bikeline della Moldau Radweg che spiega in dettaglio la strada verso Praga.
Lascio Passau nel primo pomeriggio, per 50 km lungo il Danubio, su una ciclabile che è affollatissima di cicloturisti, famiglie, coppie e solitari, posti di ristoro, punti di riparazione.
Attraverso il fiume (verso sud) su di una barchetta, proprio nel punto dove c’è la famosa ansa fotografata da tutto il mondo http://www.panoramio.com/photo/13616845 . Alla base della salita per il punto panoramico, tra i vari ciclisti, noto due americani che stanno viaggiando su due folding bike fully loaded!
Dopo qualche km ancora in sella, una seconda barca mi riporta sulla sponda nord, da Kobling a OberMuhl.
Una serie di salite per circa 16 km mi porta fino a Rohrbach. Arrivo parecchio stanco ad un alberghetto carino, una cameriera con simpatie per i cicloturisti mi offre una camera scontata a 30 euro, accetto volentieri! A cena, altri suoi conoscenti indovinano che sono italiano dai miei sandali SENZA calzini! 😉

ToBeContinued…

besancon – manosque, giro in bici in francia, alta provenza, giugno 2012

Alla fine abbiamo deciso di andare in Francia. Era iniziato tutto con l’idea di discendere in canoa il fiume Moldava, dal lago Lipno Dam (přehrada Lipno) attraverso Český Krumlov, České Budějovice e più a nord possibile. Le previsioni del tempo pessime ci hanno costretto a cercare mete alternative, tra cui: il Po, sempre in canoa, oppure la sardegna in bici. Con il nostro solito tempismo, lunedì sera scartiamo ogni ipotesi impossibile e restiamo con quella più sensata. La Francia dell’alta provenza ci riserverà ottime sorprese e tanta fatica!
Percorso ideale: da Briancon a Marsiglia, passando per il Verdon e i suoi canyon.

Martedì 12 Giugno 2012
Riccardo mi passa a prendere in auto martedì mattina, smontiamo le bici e le infiliamo nei posti posteriori, subito via verso la val di Susa. A Susa ci fermiamo per pranzare, con il salame che ho portato da Mirandola, e anche un chilo di formaggio grana terremotato (6 mesi di stagionatura) che ci fornirà spesso i grassi necessari per pedalare.
Arrivati a Briancon, lasciamo l’auto in un parcheggio e rimontiamo le bici. Un salto al supermercato per prendere un po’ di viveri e la crema solare, quindi si parte per la prima breve tappa verso sud.
Ci fermeremo verso ora di cena, alle 8, a seconda di quanto stanchi saremo. Questo è il proposito di base della vacanza, non abbiamo stabilito delle mete quotidiane, la mappa dettagliata ancora non l’abbiamo, solo il mio gps con le mappe della Francia: ci rimane quindi da navigare a vista, seguendo il percorso del fiume Durance.
Spesso ho pensato che seguendo un fiume da monte a valle si debba andare in discesa, purtroppo le strade che costeggiano i fiumi non sono sempre pensare per minimizzare la fatica dei ciclisti. Ci troviamo così già nei 30 km del primo giorno ad affrontare 300 m di salite, tanto per scaldarci!
Non c’è una vera e propria ciclabile, percorriamo a tratti la statale, per poi deviare sulla destra verso una strada secondaria con scarso traffico, tra i tornanti.
Passiamo per l’Argentiere, vediamo un po’ di gente che ha appena finito di fare canyoning e/o rafting, intuiamo che ci debbano essere già delle belle vie d’acqua. Un fornito negozio di articoli sportivi ci dà il numero di telefono di un paio di organizzatori di rafting, però non riusciamo ad organizzare una discesa, non c’è disponibilità almeno fino a venerdì, se ne riparlerà nel Verdon.
Arriviamo ad un campeggio su uno splendido laghetto, sotto una rocca, a La Roche de Rame.

lago a La Roche de Rame

Altro giro di salumi e formaggi e un risotto agli asparagi per rinfrancarci, poi dopo un rapido giro per il paesino deserto, ci ripariamo dal freddo dentro il ristorantino in riva al laghetto, a berci un calice di vino guardando una partita dell’europeo.

Mercoledì 13, giorno 2
Dopo una colazione con caffè solubile e biscotti, iniziamo il nostro tour verso il lago di Serre-Poncon. Ci fermiamo per un caffè vero al baretto, una pessima notizia al telefono ci rovina un po’ la giornata. Cerchiamo una strada non trafficata e finiamo in una via di servizio della ferrovia. Ad un certo punto siamo costretti a passare nel tunnel ferroviario, ma dopo un po’ di indecisione, decidiamo che la linea forse è ancora attiva e che prenderci un treno in fronte non ci piace, quindi torniamo indietro verso la statale.

lungo la ferrovia

lungo la ferrovia

Facciamo due chiacchere in mezzo italiano – mezzo francese con un signore anziano che a suo tempo ha macinato parecchia strada in bici, lo salutiamo allegri.
Troviamo una deviazione ciclabile che ci porta ad una splendida vista del lago, sulla strada che costeggia a nord, con la prima salita impegnativa, per poi goderci la discesa e attraversare il ponte verso la sponda sud. Vediamo i kate-surfers e wind-surfers nel lago che si divertono.

lago di Serre-Poncon

lago di Serre-Poncon

Dalla costa sud, a Savines le Lac proseguiamo verso un’altra salita che ci porta al punto panoramico di Le Sauze du Lac, poi un’altra divertente discesa fino all’estremo ovest del lago, da dove si risale sull’altra sponda, verso Saint Vincent, Un’ultimo sforzo ci permette di scollinare e arrivare al campeggo di Saint Jean. La reception è chiusa, ma mentre ci beviamo una birra contrattiamo lo stesso un posto per la notte, fredda e umida. Andiamo a dormire un po’ stanchi, forse per questo motivo non riordiniamo i viveri.
Saranno ormai le 6 del mattino, quando un picchiettio mi sveglia, esco malvolentieri dalla tenda per capire cosa succede e scopro un uccellaccio che sta mangiano i nostri viveri, il salame di Mirandola! Se lo acchiappo mi mangio il volatile con tutte le piume!

 

Giovedì 14, giorno 3
Ci alziamo un po’ infreddoliti e cerchiamo un angolo di sole per scaldarci. Affrontiamo la breve pianura di Seyne fino alla salita per la sella, vogliamo andare nella valle adiacente.
I cartelli per i ciclisti con la pendenza, anche del 13%, non sollevano certo il morale.

Col du Fanget

Scolliniamo al col du Fanget, 1459m, poi arriva il premio: quasi 40 km di discesa, senza toccare i pedali quasi fino a Dignes.
Attraversiamo un canyon stupendo, la valle si chiama “la vallee du Bes” (Bes presumo sia il fiume che vi scorre).
La strada si snoda tra gli stretti passaggi nella gola del fiume, a volte passando in brevi gallerie, sotto dei tetti di roccia, tra le montagne di origine metamorfica che mostrano le loro incredibili incurvature. Ad un attento esame si potrebbero notare altre meraviglie (questa zona è riserva geologica ). L’aspetto ricorda la strada panoramica di Tremosine, sul lago di Garda, oppure quella per Selvino (BG).

la vallee du Bes

Arriviamo a Dignes les Bains , capoluogo della provincia dell’alta provenza. Solo una breve sosta, nel centro alberato, poi una breve passeggiata per questa cittadina che ricorda un po’ quelle della provincia ligure, per le forme delle case e le strette vie. Proseguendo, passiamo per il bellissimo lido artificiale che è stato costruito accanto al fiume; peccato averlo visto tardi, avremmo gradito molto volentieri un bel bagno rinfrescante!
Finita la lunga discesa, ricominciamo a pedalare un po’ più seriamente, il punto più basso è a 540 m, a fine serata arriveremo a 1000 per poi riscendere!
Dopo le meraviglie del canyon precedente, la giornata ci sembra molto meno ricca di emozioni. Per carità, la campagna è bellissima, ma niente di paragonabile alle viste precedenti. Fatichiamo sotto il solleone del pomeriggio, fino a Moriez, dove sotto un platano ci rifocilliamo con le ultime brioches prima della salita finale, che ci porterà finalmente a vedere il lago del verdon, Lac de Castillion, dalla sua località più a nord, Saint Andrè les Alpes.
La fatica si fa sentire, invece di un campeggio ci attira molto di più la chambre d’hotes (b&b) che sembra chiamarci come le sirene i marinai.

chambre d’hotes, Saint Andrè les Alpes

Sarà un’ottima scelta, signori simpatici, posto molto curato, un giardino con le mangiatoie per gli uccelli e i roseti, con colazione a 25€ a testa! Quasi come il campeggio! La signora in una lingua franca (mai parola fu così appropriata) ci consiglia di cenare nel bar centrale, che si rivela frequentato sia dagli avventori di paese sia dai pochi turisti inglesi, qui probabilmente per lo sport del luogo, il parapendio, di cui il paese ospita i mondiali 2012.

Venerdì 15, giorno 4
Dormire in un letto fa un gran bene ogni tanto! Ci svegliamo riposati e la colazione abbondante dei nostri ospiti ci mette di buon umore. Salutiamo la gentile coppia e ci prepariamo alla tappa del Verdon.
Percorriamo le sponde del Lac de Castillion, bacino artificiale formato dalla diga ominima, che alimenta il Verdon e anche d’estate, grazie all’apertura periodica delle chiuse, permette varie attività acquatiche, canyoning, rafting ecc. Incontriamo sul percorso vari studiosi o appassionati di geologia, con i martelletti e quaderni, in questa che è riserva geologica.

Lac de Castillion

Alla diga, parliamo con una coppia olandese che è in vacanza per due settimane, camper e bici al seguito. Foto di rito sulla diga e sulle acque color smeraldo del lago. Ci sono stato l’ultima volta nel 1997 ma mi sembra ieri.
Arriviamo in discesa fino alla splendida cittadina di Castellane, anche questa nei miei ricordi, dove ci rinfreschiamo con una birra, della frutta e dei panini. Veloce riposino nel parco sotto la rocca (dolmen of Pierres Blanches) e si riparte alla volta del Verdon.

Castellane

Costeggiamo per un po’ il fiume, fino a dove la strada si biforca, dobbiamo scegliere tra il lato destro (nord) e quello sinistro (sud). Durante una veloce sosta per rinfrescare i piedi nel fiume, decidiamo di andare verso sinistra.
Ci allontaniamo allora un po’ dal fiume e andiamo verso Trigance, paese medioevale su di una rocca. Qui inizia una impegnativa salita che ci porta dal livello più basso di oggi, circa 650m, a 1027m. Vediamo finalmente il cartello “gorges du verdon”.
Da qui inizia il paesaggio più bello della vacanza.

Trigance

La discesa verso le gorges è caratterizzata dalla vista sullo spettacolare canyon, il fiume scorre circa 700 m sotto di noi, alcuni dei punti panoramici sono tra i più fotografati della zona dell’alta provenza, la terrazza panoramica sul gomito del verdon, il ponte ad arco, difficile per chi soffre di vertigini, le terrazze in galleria.

pont de Chaulière

galleria

verdon

Incontriamo un cicloturista tedesco di Erding (Monaco), Martin, che con la sua tecnicissima bici ha quasi finito la sua vacanza di 3 settimane dall’atlantico al mediterraneo. Ci annuncia che ci toccano ancora 300m di salita (saranno quasi 500, da 800 a 1274m di quota) prima di arrivare alla discesa per il lago artificial Sainte-Croix-du-Verdon (Lac de Sainte-Croix).
Arriviamo molto provati al campeggio “camping de l’aigle“, dove dopo cena io provo a distinguere le costellazioni in una stellata da sogno, mentre rik si abbiocca pesantemente !

Sabato 16, giorno 5
Ci svegliamo riposati dalla notte in tenda, il clima mite stavolta ci permette di dormire di gusto. Prendiamo un caffè al bar del campeggio, dove conosciamo una turista francese che ci chiede consigli sulle camminate del Verdon, la coraggiosa vuole andarci in solitario!
Partiamo ma subito ci fermiamo al paese di Aiguines a prendere dei croissant. Proseguiamo in discesa verso le rive del lago de Sainte-Croix, fino alla foce del verdon, che è davvero splendida. Dal ponte sul fiume, ammiriamo le sue acque smeraldo e una vista spettacolare sulla parte finale del canyon.
La salita successiva sarà abbastanza impegnativa, non tanto lunga come dislivello ma con pendenze anche del 13%. Intervalliamo la fatica con una sosta al paese di Moustiers Sainte Marie, che è un bellissimo borgo medievale, oggi che è sabato è preso d’assalto dai turisti. Le sue vie mi ricordano un po’ i paesi del lago di garda, soprattutto Malcesine. Consiglio vivamente una visita al borgo!

Moustiers Sainte-Marie

Tornati in sella, scolliniamo, incrociando altri cicloturisti fully loaded. Il viaggio scorre poi attraverso i campi di lavanda, di papaveri e di grano, con i loro profumi e i colori viola rosso e oro che sono caratteristici della alta provenza. Negli occhi abbiamo ancora i ricordi del verdon, non godiamo appieno della bellezza che ci si para davanti.
Una veloce sosta pranzo al borgo di origine romana di Riez, con la sua caratteristica pianta a croce e le mura, e poi un’altra per una birra e una puciata di piedi rinfrescante nella fontana di Allemagne en Provence.

Allemagne en Provence

Sempre circondati dai campi in fiore, giungiamo alla fine della valle, per girare in direzione nord ovest verso Manosque, che è il punto più comodo per prendere il treno per tornare a Briancon. Arriviamo verso le 18 al campeggio municipale della città, e lasciamo le bici per una passeggiata nel centro. Inaspettatamente, la città si rivela molto bella, un altro borgo medievale con le mura e le porte dell’epoca, anche se alcune sono ricostruite in epoca recente. Le sue piazzette e strade strette ricordano un po’ le città marocchine o il centro di genova. Ceniamo in un ristorantino di una donna algerina che ci cucina un ottimo cous-cous, poi una birra di festeggiamento nella brasserie del centro dove tutti fanno baldoria. Davvero un gioiellino di città, peccato per il parcheggio selvaggio!

All good things come to an end, diceva il proverbio, forse per questo sono più belle, devo dire che questo giro improvvisato si è rivelato molto gradevole, faticoso ma mi ha lasciato sensazioni che voglio ricordare a lungo. Grazie all’amico di avventure Rik, sempre disponibile alle zingarate e fido compagno di viaggi!
Alla prossima!

Manosque stazione

 

selezione delle foto: http://www.gambaraalcoolica.it/gallery3/index.php/Bici-Francia-e-Verdon-2012

tracciato dettagliato, dal gps: http://goo.gl/maps/nGXG

mirandola

Mizzio mi coinvogle in una bella iniziativa di Informatici senza Frontiere: andare a Mirandola e comuni limitrofi a sistemare i pc, gli uffici comunali, i telefoni, delle zone terremotate.
Complimenti alla protezione civile che ha dimostrato un’ottima organizzazione, i dipendenti comunali e le forze dell’ordine che si sono prodigate dimostrando una grande efficienza.

sul blog di informatici senza frontiere altri pensieri dei volontari: https://sites.google.com/a/informaticisenzafrontiere.org/emilia/blog

il bloster e il crick

finalmente ho capito la leggenda del famoso crick della 500 per aprire i bloster

la bici a fianco alla mia aveva uno strano bloster, da una prima occhiata. Poi ho notato che c’era un crick innestato in mezzo, lasciato da un probabile ladro forse disturbato (mai abbastanza) durante la manovra.

porta genova

 

vogalonga 2012

Iniziamo con alcuni link

percorso (della mia barca): su google maps / su google earth

foto: