Splendida Edimburgo mattiniera.
- Edimburgo vista da casa di Paolo e Luna
Alcune foto da Edimburgo:
Un saluto da parte dei due cazzoni, appena incontrati a casa di Paolo!!!
Saluti a tutti i Gambariani da Edimburgo!
Auguri gambariani da casa di Seba. Va béh, anche di Serena, va…
AUGURIIIII!!!!
I folletti di Babbo Natale esistono veramente ne ho le prove e dopo aver conosciuto Gambara Alcoolica si sono prestati per una foto ricordo! Buone feste a tutti!
Come precedentemente scritto, l’aeroporto di Francoforte è un casino. Non ne conosco le ragioni ma mi ritornano in mente le parole del CPT che in avvicinamento si scusava per i ritardi causati dalle autorità aeroportuali di EDDF. Nell’attesa vengo intercettato da un’asiatica che come un 104 in scramble mi blocca per farmi “pescare” un biglietto “foL fLee” – cioè “gLatuito” – di una marca promozionale di non so cosa. Sono fortunato e da coupon ricevo dalla cinesina l’ordine di andare al dutyfree Heinemann per ritirare il mio pLemio. Due babbonatalini di cioccolato. Buoni…!
Per andare al Gate B-16 sono costretto ad effettuare ben QUATTRO controlli, da personale che in volto ha la stessa espressione di un pendolare che ha perso l’unico treno in una mattinata con sciopero dei mezzi. Al primo di questi, una ragazza della security – a metà tra la signorina Rottermeier e una squillo di Max Mosley – urla qualcosa in tedesco ai suoi colleghi che bloccano uno dei controlli. Grazie ad un tedesco presente con impermeabile da Ispettore Derrik, riesco a sapere che facendo il giro del terminal posso eseguire i controlli dalla parte opposta non bloccata da problemi di sicurezza. Dopo qualche minuto riusciamo a portarci all’imbarco dove ancora una volta ci chiedono Carta d’identità e carta d’imbarco. Saliamo sul pulmino dove la presenza di italiani di rileva dalla quantità di persone al cellulare e ci godiamo il lungo tour panoramico dell’apron dove posso notare come la pioggia di MD-11 e quella di Jumbo è sostituita da una vera e propria grandinata di 777 di ogni colore. In mezzo ai vari A319 spunta il nostro bel 737. Saliamo e ci accomodiamo, dopo aver preso Gazzetta Repubblica e Corriere. Aspettiamo parecchio a causa anche di alcuni ritardatari (non solo italiani ammettiamo questa volta) che non solo obbligano il nostro boeinghino ad aspettare coi l’APU accesa per ben oltre 30 minuti, ma decidono di rompere davvero i cojotes nella ricerca di posti liberi, in un volo dove per altro i posti sono assegnati.
Il 737 si mette in taxi. A me piace di più. I posti sono leggermente più stretti ma gli oblò più grandi e Fanno di Diego un ragazzo felice. Beccheggio e rollio poi, sul 737 li ritengo molto più confortevoli di quelli “gommosi” della famiglia “320”, ma di contro la rumorosità è di gran lunga più alta (parlo del “classic”). Più che i motori è il fruscio dell’aria che rende quasi arduo capire cosa dice il pilota dall’interfono.
Visto il dirigerci verso sud, mi aspetto la pista 18 (che mi hanno sempre dato i controllori di IVAO per la stessa tratta) ed infatti dopo aver visto sfilare sulla nostra destra l’apron cargo “November”, vedo il punto attesa della 18 sul raccordo N. Decolliamo senza fionda, ma in modo “normale” dopodiché il nostro 737 stacca le ruote e si dirige a sud senza virata, con tutta probabilità sulla SID che porta dritti sul punto di riporto ANEKI.
All’esterno solo buio e nonostante il CPT ci consiglia di tenere le cinture allacciate per probabile turbolenza, il volo procede liscio, ad eccezione di qualche sobbalzo lieve e sporadico. Le hostess, [maiale]tra cui una milf davvero notevole[/maiale], iniziano la loro coreografia coordinata per il servizio di bordo, mentre leggendo i quotidiani in omaggio, mi deprimo per la qualità giornalistica italiana. Il viaggio mi culla e mi rilassa tanto da percepire un inizio di abbiocco sino all’inizio della discesa che il nostro “porcellino” effettua in modo un po’ “sportivo”. Inizio a vedere chiaramente le luci urbane che in modo arancione ricordano il disegno di terminazioni nervose elettriche. Ancora una volta le alpi fanno da scudo e il “primo” nord-Italia è ben sgombro da nubi. Riesco chiaramente a vedere Malpensa alla nostra destra, con entrambi i suoi terminal e il calvert della 35 sinistra, mentre scendiamo per la radiale 196 del VOR di Saronno. Non sendo l’aereo decelerare con l’accensione delle landing light e presumo il nostro aver ricevuto un “no restriction speed” dall’ATC. Le mie impressioni trovano conferma con l’apertura degli aerofreni che vengono estesi per quasi tutto il nostro lontano “sottovento” (vento in coda?), prima del viratone a sinistra. Ho come lì impressione che oggi non ci siano vettori ma la procedura viene fatta tutta. Poco prima del viratone che a sinistra ci porta ad intercettare la radiale di Voghera, la visibilità cambia e noto dall’alto un’estesa copertura di nebbia che copre tutto il paesaggio. L’effetto è molto suggestivo poiché, come fosse un foglio di carta velina sottile, da sotto traspaiono aloni della luminosità artificiale urbana, rendendo il tutto simile ad esotiche ombre cinesi asiatiche.
In finale riesco a scorgere le tangenziali e i vialoni milanesi immersi in una spessa coltre nebbiosa (chissà le madonne di Seba che ci è venuto a prendere) ma l’effetto gotico mi piace. Tocchiamo molto dolcemente e dopo aver liberato sul raccordo G, ci dirigiamo al finger 1 sfilando i vari Embraerini Alitalia sulla nostra destra.
Il volo purtroppo è finito. Fortunatamente non sono a Malpensa e non devo aspettare mezz’ora per il bagaglio che arriva quasi istantaneamente. Mi guardo indietro e porgo gli ultimi sguardi di un “gioco” ormai finito… torno a casa.
Nota negativa: dopo aver passato quattro giorni ad Ediburgo tra forti folate di vento marino, la prima cosa che noto è la puzza di un aria inquinata e stantia. Aahhh cara Milan… te sé cunsciada propri mal…!
Alla prossima,
Diego!
Giornata piovosa con raffiche di vento tali che la pioggia assume direzioni che sfidano la leggi gravitazionali. Il viaggio in aeroporto lo effettuiamo a bordo di un duble-decker guidato in modo tale da confermare la fama pazzerella degli autisti britannici. I “pulmoni” procedono agili e veloci, a pochi centimetri tra di loro senza toccarsi tra le strette corsie che delimitate da birilli e dissuasori di plastica, affiancano lavori stradali e le delimitazioni urbane di queste strade neogotiche. La mente mi riporta ad un ipotetico scenario simile in contesto italiano e virtualmente davanti ai miei occhi vedo due pulman ribaltati, vigili che non sanno dove smistare il traffico, gente che impreca in vernacolo provinciale e un leoncavallino che raccoglie firme per il comitato “no-pulman-ribaltato”.
Arriviamo al piccolo ed accogliente aeroporto di Edimburgo, dove mangiamo qualcosa prima di trovare due comode poltrone “vista 320” che conciliano un po’ troppo il sonno, soprattutto dopo una serata di saluto alcoolicamente “decorata” da IPA e Talisker.
Arrivati all’orario d’imbarco previsto, ci dirigiamo verso il gate numero 4, dove una simpatica sciura scozzese – visibilmente gasata ogni qualvolta col microfono effettua le chiamate con l’interfono – attira la nostra attenzione poiché a causa di una coda di cavallo alta, il cappello a tesa che indossa assume un’inclinazione frontale alla Jigen, tanto da obbligarla ad acrobazie cervicali per poter guardare in avanti.
Ci imbarchiamo. Saliamo sul nostro A319 con qualche minuto di ritardo e dalla finestra del finger noto il V2500 girare molto velocemente per windmilling. Sembra già in moto. Il volo è pieno e anche in questo caso proprio non mi lamento (… e due!). Un’educatissima e deliziosa morettina si alza per lasciarmi prendere il mio posto lato-finestrino, mentre “Cits” –seduto esattamente dietro – si trova a fianco due scozzesone così chiacchierone da far impallidire due comari alla Vucciria di Palermo. Mi giro, guardo l’espressione di Max e mi metto a ridere come un pirla. La morettina mi guarda e sorride. Non posso farci niente…
Béh, la ground crew aggancia l’Airbussino, inizio pushback, messa in moto, trick e track, bella lì e batti il cinque… iniziamo il rullaggio sull’uggiosa taxi way “Alpha” per pista 24. Ci fermiamo qualche secondo per la clearence dopodiché il 319 esegue una partenza a “fionda” come quella del 737 a Linate. Saliamo e ci inoltriamo nella foschia. Saliamo dentro la coltre nuvolosa senza particolari turbolenze aspettandomi di vedere il sole spuntare da un momento all’altro, ma diversamente da ciò che vidi giorni fa, lo strato di “cotone” ci accompagna spesso sino al livello di crociera. Una volta livellati dobbiamo aspettare qualche minuto prima che la nostra stella ci accarezzi tramite il finestrino. Le nubi sulla Scozia sono belle spesse. Il sole inizia ad’infastidire la morettina che ho a fianco che timidamente si copre gli occhi con una mano senza proferir parola e continuando nella sua lettura. Noto tutto ciò e chiudo parzialmente l’oblò facendo un po’ il “provolone” togliendole il sole diretto dal viso, ma rischiando di smontare mezza carlinga visto l’aver trovato l’unico parasole incastrato. Lei mi ringrazia sorridendo e arrossendo.
Nel mentre, due Hostess iniziavano il servizio di bordo in modo… TEDESCO! La prima delle due mi salta a pié pari tanto da indurmi a pensare che gli sto letteralmente sulle palle, ma dopo qualche minuto di osservazione noto il loro servire “a scacchiera” in modo alternato, una fila sì e una no… non voglio farmi altre domande perché al sol pensiero ho un’emicrania in anticamera.
Iniziamo la discesa mentre il sole inizia a tramontare dipingendo su tutto l’orizzonte, una cintura color magenta che passando per il giallo si fonde nel blu verdastro del cielo all’imbrunire, con ai piedi il fitto “materasso” nuvoloso che ora si tinge di blu violaceo e sfuma in lontananza. Ancora una volta lo strato di nubi sul nord Europa copre tutto il suolo sino a vista d’occhio, ma in avvicinamento però qualcosa cambia e tramite qualche sporadico squarcio tra le nubi, la nera terra in ombra marca la sua presenza con qualche luce urbana ambrata. In questo “piumone meteorologico”, un grosso squarcio mi consente di vedere nitidamente le due piste e il piazzale dell’aeroporto di Dusseldorf, le luci della città poco distante e il Reno che come un boa enorme si stende in modo ondulatorio sulle terre tedesche. Lo spettacolo però dura poco. Sulla nacella vedo riflettere le landing light, sento l’aereo in idle rallentare mentre l’avvisatore acustico precede il segnale luminoso delle cinture di sicurezza. Con molta probabilità questo è il nostro raggiungere i “diecimila” e sotto di noi la coltre nuvolosa si è infittita di nuovo. Scendiamo senza turbolenza alcuna e alla toccata un po’ “durella” sulla 25L segue una frenata molto vigorosa che ferma il nostro A319 in poco spazio. Vacata la pista, come di consueto, il taxi è lungo e dopo aver aspettato un A380 in decollo che decollava con annesso amministratore di condominio a bordo, ci dirigiamo verso il terminal 1-B attraversando una vera e propria secchiata di MD-11 Lufthansa Cargo.
Arrivati nel terminal, notiamo un “Francoforte” un po’ “in palla”,che ci obbliga ad effettuare più volte – sia in entrata che in uscita – i controlli, guidati da una security germanica simpatica ed affabile quanto una zitella con la gastrite. Mentre gli altri passeggeri scappano per le loro coincidenze per Vienna ed Amburgo, noi ce la prendiamo comoda. Abbiamo tempo, ci facciamo pretzel e birra e chiacchieriamo sui giorni appena trascorsi.
To be continued…